Descrizione 1
Angelo Santini, Fabio Tatti
La produzione nazionale dei rifiuti urbani (RU) si attesta, nel 2022, a circa 29,1 milioni di tonnellate, in calo dell’1,8% (543 mila tonnellate) rispetto al 2021. In termini generali, il dato del 2022 sembra riflettere l’andamento tendenzialmente in calo riscontrato nel lungo periodo.
L’indicatore misura la quantità totale di rifiuti urbani generati in Italia, disaggregati a livello regionale.
Misurare la quantità totale e pro capite di rifiuti urbani generati.
Stato di attuazione e di efficacia delle misure normative e tecniche in materia di rifiuti urbani, con particolare riferimento alle disposizioni contenute nella Parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 e alle relative disposizioni da essa derivate, tra cui ad esempio Programma nazionale e programmi regionali di prevenzione dei rifiuti, Programma nazionale e Piani regionali di gestione dei rifiuti.
Descrizione 2
ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani (edizioni varie)
Qualificazione dati
I dati sulla produzione dei rifiuti urbani su scala nazionale, per macroarea geografica, regionale, provinciale e comunale sono liberamente consultabili e scaricabili sul sito web www.catasto-rifiuti.isprambiente.it
Nazionale, regionale
1995-2022
Qualificazione indicatore
In data 26 maggio 2016 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha emanato uno specifico decreto contenente le linee guida per il calcolo della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Tale decreto ha introdotto modifiche alle modalità di contabilizzazione dei dati sulla produzione e raccolta differenziata dei rifiuti urbani, introducendo un approccio metodologico differente rispetto a quello precedentemente utilizzato da ISPRA e in base al quale sono stati elaborati i dati sino al 2015. In particolare, il decreto include nel dato di raccolta alcuni flussi di rifiuti provenienti da interventi di rimozione condotti presso civili abitazioni. Tali flussi erano, invece, esclusi da ISPRA dal computo dei rifiuti urbani, in quanto classificati come rifiuti speciali ai sensi della normativa vigente. In base al decreto vengono inoltre contabilizzati, all’interno della raccolta differenziata, i rifiuti da spazzamento stradale avviati a recupero e l’intero ammontare della raccolta multimateriale, al lordo degli scarti, che in base alla precedente metodologia erano invece contabilizzata tra i rifiuti indifferenziati, contribuendo alla produzione totale dei rifiuti urbani (RU) ma non alla raccolta differenziata (RD). La base informativa è costituita da elaborazioni ISPRA effettuate su dati comunicati da: ARPA/APPA, Regioni, Province, Osservatori provinciali sui rifiuti e banche dati annuali del Modello Unico di Dichiarazione ambientale. In particolare, i dati sono raccolti ed elaborati, a livello comunale, fatta eccezione per i casi in cui gli stessi risultino disponibili solo in forma aggregata per Ambito Territoriale, Comunità Montana, Consorzio o Unione di comuni. Per i comuni non coperti da alcuna fonte di informazione, il dato di produzione dei rifiuti urbani indifferenziati è stimato applicando una metodologia standardizzata che prevede: • la ripartizione dei comuni di ciascuna provincia per fasce di popolazione residente (<5.000 abitanti, 5.000 - 14.999, 15.000 – 29.999, 30.000 - 49.999, 50.000 - 149.999, ≥150.000) e la determinazione del valore medio di produzione pro capite dei rifiuti urbani di ciascuna fascia; • la quantificazione del dato di produzione totale dei rifiuti urbani dei comuni non coperti da informazione moltiplicando il valore di produzione pro capite medio della fascia di appartenenza per la popolazione residente nel comune; • la quantificazione dell’ammontare dei rifiuti urbani indifferenziati per differenza tra il dato di produzione totale dei rifiuti urbani del comune (RU) e il dato di raccolta differenziata del comune stesso. Nel caso della raccolta differenziata, invece, in assenza di informazioni sono utilizzati i dati del medesimo comune riferiti alla precedente annualità.
La produzione dei rifiuti urbani fa rilevare un calo (-1,8%) tra il 2021 e il 2022. Nel complesso l’andamento altalenante della produzione dei rifiuti può essere correlato a diversi fattori, anche combinati tra loro, tra cui l’introduzione di nuove disposizioni normative o motivazioni sanitarie o socio-economiche, quali la pandemia del 2020 e la crisi internazionale del 2022, pertanto lo stato dell'indicatore può definirsi medio.
Nel 2022, la produzione nazionale dei rifiuti urbani (RU) diminuisce di 543 mila tonnellate rispetto al 2021, attestandosi a circa 29,1 milioni di tonnellate.
Osservando l’andamento riferito a un arco temporale più lungo, si può rilevare che tra il 2007 e il 2010 la produzione si è mantenuta costantemente al di sopra dei 32 milioni di tonnellate. Dopo il brusco calo del biennio 2011-2012 (concomitante con la contrazione dei valori del prodotto interno lordo e dei consumi delle famiglie), si è attestata a quantitativi inferiori ai 30 milioni di tonnellate fino al 2015. Successivamente, ad esclusione del 2017, i valori della produzione sono nuovamente aumentati al di sopra dei 30,1 milioni di tonnellate per poi iniziare a diminuire, in modo contenuto nel 2019 e in modo più significativo nel 2020. Dopo l'inversione di tendenza del 2021, si assiste nel 2022 a un nuovo calo della produzione. Nel complesso il trend può definirsi pressoché stabile (Tabella 1).
Dati
Tabella 1: Produzione di rifiuti urbani totale e procapite
ISPRA
La popolazione utilizzata per il calcolo del pro-capite è la popolazione residente al 31 dicembre di ciascun anno
Nel 2022, la produzione nazionale dei rifiuti urbani (RU) diminuisce in tutte le regioni, ad eccezione della Valle d’Aosta, la cui produzione è in lieve aumento. In particolare, tra le regioni settentrionali, le maggiori contrazioni si osservano per il Trentino-Alto Adige (-3,7%), la Lombardia (-3,2%) e il Veneto (-2,5%); al Centro, per le Marche (-2,7%) e la Toscana (-2,1%) e al Sud per il Molise (-3,2%), la Calabria e la Sardegna (-2,5% per entrambe) e la Puglia (-1,9%) (Tabella 1). Per quanto riguarda la produzione pro capite, dal 2012 ad oggi, il dato nazionale si è sempre mantenuto al di sotto dei 500 chilogrammi per abitante per anno, ad eccezione del 2012, 2018, 2019 e 2021. Negli anni precedenti, 2004-2011, si sono invece osservati valori ben più elevati, compresi tra i 530 e i 550 chilogrammi circa (Figura 1). La produzione più elevata, analogamente ai precedenti anni, si rileva per l’Emilia-Romagna, con 633 chilogrammi per abitante per anno, pur se in calo di 7 chilogrammi rispetto al 2021. Seguono la Valle d’Aosta con 616 chilogrammi in aumento di 14 chilogrammi rispetto al 2021, e la Toscana che, con un calo di quasi 8 chilogrammi, si attesta a 590 chilogrammi. Le altre regioni con un pro capite superiore a quello medio nazionale (494 chilogrammi per abitante) sono Liguria, Umbria, Marche, Lazio, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia. I minori valori di produzione pro capite si registrano per la Basilicata (357 chilogrammi per abitante), il Molise (375 chilogrammi) e la Calabria (402 chilogrammi) (Tabella 1, Figura 2).